In vetta al Monte Rosa

vetta monte rosa 08

Prendete la voglia di avventura. Prendete un luogo ostile. Niente di brutto ovviamente, ma uno di quei luoghi che si sa difendere , dove si fa come dice lui e l’unico modo per starvici è creare una connessione , cercare di entrarci in sintonia.

I miei amici Pietro Lamaro e Nicola Piccinin ci sono stati e me l’hanno raccontato . Io vorrei raccontarlo a voi. Il Monte Rosa è uno dei massicci più alti d’Europa , una bella sfida per la loro prima esperienza di alpinismo vera e propria. Il piano è abbastanza chiaro: si parte da Gressoney per approcciare al ghiacciaio a Punta Indren, mille cinquecento mentri più su, da li parte la conquista delle tre cime più alte del Monte Rosa (Punta Zumstein, Punta Parrot , Punta Gnifetti). Mi vengono in mente quei documentari su quelle spedizioni himalayane e mi proietto con l’immaginazione come se fossi li con loro.

A Gressoney gli impianti che portano a punta Indren (3260 m) sono chiusi e allora i due decidono di partire a piedi. Il percorso passa per Stafal (1800m), dove tra ruscelli e marmotte si apre la strada verso il ghiacciaio e la rara visione di uno stambecco , come un totem indiano , sembra benedire l’ascensione. Le nuvole che si fanno minacciose all’arrivo sul ghiacciaio , e alcuni dubbi sul come legarsi e procedere non scoraggiano affatto e Capanna Gnifetti è un rifugio sicuro, ci si può riposare. Quanto basta. La sveglia è presto ed è subito tempo di mettersi i ramponi e le frontali ,che si possono spegnere solo quando , verso le 6.30 di mattina ,l’alba regala la vista del Cervino e del Monte Bianco ; ormai siamo a più di 4000 mila metri , ogni passo si fa sentire e tra ponti di neve e punti di misto i due raggiungono Punta Zumstein dove il sole si riflette fortissimo sul ghiaccio e l’unico modo per procurarsi dell’acqua è sciogliere della neve. Viene raggiunta anche punta Gnifetti e Capanna Margherita (il rifugio più alto d’Europa) , per arrivare a punta Parrot , forse la più bella . La confidenza instaurata con il ghiaccio , la vista e l’emozione di trovarsi lassù danno motivazione ai due per “conquistare” anche quest’ultima punta e di riscendere senza troppi problemi. Tornare a Gressoney con la consapevolezza di avercela fatta , di essere stati-come mi ha detto Pietro -“lì dove tutto era più basso e non c’era niente di più alto”, è una gioia immensa come la passione che ha spinto i due “addicted” in questa avventura mozzafiato … anche solo a farsela raccontare.

Adventure Addicted
Autore
Adventure Addicted

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *