ODE TO BASQUE COUNTRY

Ero a Bilbao da due mesi e non potevo mancare l’opportunità di invitare alcuni fra i miei più cari amici a surfare ed esplorare i Paesi Baschi.

Questa zona dell’Europa è molto particolare poiché posizionata alla fine orientale della penisola Iberica, gli swell arrivano con periodi larghi e molta energia. Inoltre sono casa di una varietà di break quasi incredibile, partendo da reef perfettamente scolpiti nel Flynch (una formazione rocciosa tipica di queste zone), slabs, beach break con onde alla portata di tutti ed alcuni point break di livello mondiale come Mundaka e Lafitenia.

Il tutto immerso in alcune delle zone meno frequentate e con una delle nature più rigogliose che io abbia mai visto.

Dunque stabilito l’arrivo del team AA per venerdì 29 Aprile, li vado a prendere all’aereoporto con un van affittato, emozionato per ciò che ci aspetta in quella settimana di “giorni selvaggi”, citando William Finnegan. Il piano era infatti quello di dormire in tenda, facendo campo direttamente di fronte agli spot.

La prima sera ci dirigiamo ad un secret spot vicino San Sebastian, arrivando quasi a buio i primi ad accoglierci sono qualche toro ed una mandria di vacche. Tenendo le luci basse per non infastidire gli animali che nell’immaginario comune sono buoni, ma visti da vicino inquotono non poca paura, arriviamo allo spot e piazziamo le tende nello stesso posto dove anni prima eravamo capitati per caso. Dopo qualche birra andiamo a dormire con il rumore delle onde a cullarci.

ode to basque country 12

Il mattino dopo ci svegliamo all’alba, lo swell previsto tarda ad arrivare e l’aria è sferzata da un freddo vento off-shore, lo scenario è da togliere il fiato. Passata qualche ora lo swell inizia ad affacciarsi, inizia a srotolare una piccola sinistra scavata giusto di fronte il nostro campo. Entriamo in acqua, siamo io e due dei miei migliori amici, il mondo sembra essere perfetto.

Alzatasi la marea andiamo a prendere all’aereoporto Giulio, grande affezionato dei Pais Vascos, dopodichè per comodità facciamo una rapida sessione a Bakio, un beach break molto conosciuto, dove sono di casa alcuni dei migliori surfisti della zona.

La notte ritorniamo al nostro secret e dato il clima molto clemente decidiamo di dormire sotto le stelle, che brillano chiare nella notte limpida, lo swell sta crescendo, siamo eccitati.

Il giorno dopo ci svegliamo alle 8, troppo tardi, notiamo dei ragazzi locali scendere al “nostro” spot, essendo il picco molto stretto decidiamo di fare un giro e cercare qualcosa solo per noi. La cosa come sempre si rivela molto difficile, tuttavia dopo aver girato un po’ di costa troviamo un point Break sinistro senza nessuno in acqua con colori cristallini che ricordano un mare tropicale… se solo l’acqua non fosse a 12 gradi.

Corriamo per il sentiero giù dai cliff, ci tuffiamo in acqua, pura magia. Io e questa volta quattro amici, surfiamo da soli, prendendo un onda di set a testa urlandoci l’un altro in un mix di pura follia e incredulità.

Surfiamo fino a quando il fisico ce lo permette, dopo di chè mangiamo una pasta cucinata sul fornelletto e rimbocchiamo la strada.

Ci dirigiamo adesso più verso ovest, più precisamente verso Berria che ci accoglie con un tramonto fantastico, un freddo pungente e delle onde di qualità dubbia, ci tuffiamo comunque perché alla fine siamo veramente addicted per le onde.

La notte percorriamo qualche chilometro e piazziamo le tende sopra un’insenatura nascosta vicina ad Ajo. La notte è fredda, sferzata dal vento e umida senza vie di mezzo.

Al mio risveglio vedo Giulio correre in acqua con la muta vedo di fronte una piccola sinistra, vuota, che rompe perfettamente nella baia, è quanto basta per farmi uscire dai sacchi a pelo e mettere la muta gelida e completamente bagnata più veloce possibile.

Surfiamo per ore da soli una piccola sinistra generata da un ottimo ed alquanto secco banco di sabbia.

A pranzo purtroppo Giovanni parte dall’aereoporto di Santander e noi sulla via del ritorno facciamo una sessione alla celebre Playa de Somo.

Le onde non sono il massimo essendosi alzato un po di vento cross, tuttavia la luce ed il tramonto sono meravigliosi e di gente in acqua ce ne sta molto poca per gli standard di questa spiaggia.

Decidiamo dunque di tornare a Bilbao per fare base a casa mia. Martedì le previsioni peggiorano fortemente, un forte vento da nord si alza e decidiamo di rimanere a casa e di accompagnare Ottavio all’aereoporto. Ma mercoledì nonostante diluvi sembra esserci una finestra per surfare a Laredo, una baia riparata dal vento ed anche dallo swell. Ovviamente andiamo, la sessione si rivela molto fredda, anche se le onde non sono male, decidiamo di uscire quando i primi lampi si aggiungono alla pioggia già insistente.

Appena usciti inizia a grandinare e si alza un vento sconvolgente, facendoci ringraziare di aver preso la saggia decisione di uscire. Congelati torniamo a casa, l’indomani ci aspetta quello per cui realmente siamo qui: Mundaka.

La Marea bassa è alle 11 ma noi alle 8 siamo già allo spot, il vento off-shore è quasi troppo forte, le onde sono strane e quasi nessuno è in acqua.

Aspettiamo scalpitando, entra un set di almeno 2,5 metri che produce sette/otto onde perfette con almeno due sezioni di tubo. Corriamo a prendere le mute, saltiamo dai bastioni del porto e diamo inizio alle danze.

Appena entrati Giulio prende un onda di set e ne esce con un sorriso che mi fa capire tutto.

Poco dopo la crew locale composta in buona parte di pro surfers si aggiunge alla line-up, per quanto ci rimangano cosi meno onde è uno spettacolo vedere la loro tecnica affinata in anni ed anni di surf su questa onda.

Prendo qualche onda, la corsa è pazzesca partendo dal picco o quasi, una prima sezione di tubo per che poi rallenta notevolmente per poi riformarsi sulla barra dell’inside, generando un tubo quasi perfettamente rotondo.

In particolare prendo due onde, una sulla quale mi droppa Giulio, nella quale nell’inside mi infilo in un rapido tubo rallentandomi con la mano nell’onda fra gli schiamazzi dei locali, la seconda un onda delle più grandi della giornata con un drop mozzafiato ed una corsa di piu di 200 metri con un altro piccolo tubo nell’inside.

Io e Giulio ci guardiamo, sappiamo che questi sono i giorni per i quali viviamo.

Unico rimpianto della giornata è non avere video che rendano giustizia a causa dell’enorme numero di persone in acqua.

Portiamo dunque il fotografo Mattia all’aereoporto, rimanendo solo io e Giulio a poter approfittare dello swell che non sembra recedere.

Venerdì surfiamo un picco roccioso vicino Sopelana, la spiaggia più famosa di Bilbao. La sera ci concediamo ad un po’ di festa dopo giorni di solo surf.

La mattina di sabato però mi sveglio, anche se piuottosto in hangover guardo le webcam di Mundaka e sta rompendo ancora. Sveglio Giulio con un buon numero di telefonate, mezz’ora e lo passo a prendere, giunti a Mundaka vediamo un numero di persone agghiacciante e una misura un po’ troppo piccola: optiamo per trovare un altro spot.

Ci dirigiamo ad un reef break non lontano di cui non rivelerò il nome, davanti a noi in mezzo al bosco si profila un A-frame perfetto, con cinque sei persone in acqua.

Surfiamo questa onda sul metro e mezzo assolutamente perfetta: una sezione iniziale di manovre che poi si trasforma in una bowl dove era possibile anche un piccolo tubo e altre manovre, solo quando le braccia non ci reggono più usciamo.

E’ il modo migliore per concludere dei gloriosi giorni di surf e ringraziamo ancora una volta questa magnifica terra, per averci regalato emozioni indescrivibili a parole.

Con la certezza che rincorreremo ancora tante onde qui e altrove, sperando di trovare quella che ancora una volta ti fa credere che il mondo può essere perfetto ancora una volta, magari solo per pochi secondi… magari dentro un tubo verde.

Adventure Addicted
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