New Zealand Expedition pt.1

La AAexpedition in Nuova Zelanda nasce da un’idea semplice: tre mesi di inverno all’anno per noi non sono abbastanza. La soluzione a questo problema è relativamente semplice. Basta salire su un aereo, spostarsi al di sotto dell’equatore e come per magia agosto si trasforma in gennaio. Consapevoli di non avere più scuse, abbiamo deciso di metterci in viaggio verso una delle destinazioni alpinistiche più remote e selvagge al mondo e per farlo abbiamo letteralmente attraversato il pianeta. Il tempo trascorso in Nuova Zelanda è stato costellato di avventure, ma una in particolar modo può essere considerata la punta di diamante della spedizione e merita di essere raccontata nel dettaglio. Buona lettura!

Symphony on Skis è la più famosa e iconica traversata dei ghiacciai delle Alpi Neozelandesi. Nell’isola del sud, questo itinerario scialpinistico unisce la costa orientale a quella occidentale attraversando uno degli ecosistemi alpini più selvaggi al mondo. Murchison, Tasman, Rudolf e Fox: questi i nomi dei quattro ghiacciai da attraversare. Il percorso “originale” prevede di essere affrontato in 4 giorni, ma noi abbiamo deciso di ritagliarcene 8 per scalare e sciare alcune delle vette incontrate lungo la strada, nonché per avere del tempo extra in caso di meteo sfavorevole. Ad unirsi a @pietro_lamaro e @vialessandro, un team misto di neozelandesi e australiani per fornire un po’ di esperienza su queste montagne così diverse dalle nostre.

AAATeam

Da destra: Marcus Dunnet, Latham Fairhall, Pietro Lamaro, Alessandro Viale, Luke Frisken e Luke Visser.

Il primo giorno della spedizione comincia con un risveglio buio e freddo nella Godley Valley, nei pressi del lago Tekapo. Arrivare qui è stato già di per sé un’avventura, visto che per farlo abbiamo guidato il fuoristrada di Marcus su per il letto del fiume in piena notte. Ci mettiamo in marcia intorno alle 4:30, proseguendo in fila indiana nel vago tentativo di seguire ciò che resta di un sentiero spazzato via dal fiume in piena qualche mese prima. Il freddo notturno ha fatto si che la rugiada sui sassi del fiume si ghiacciasse, rendendo il compito di camminarci sopra con gli scarponi da sci ai piedi e uno zaino da 20kg sulla schiena tutt’altro che divertente. Quando circa un’ora e mezza dopo raggiungiamo i 1300mt di quota e tocchiamo finalmente la neve siamo tutti estremamente sollevati. Nel frattempo il sole sta sorgendo, il cielo è limpido, l’aria è ferma e fredda. Mettiamo le pelli e affrontiamo la prima salita verso Armadillo Saddle (Passo dell’Armadillo), che raggiungiamo in poco più di 4 ore. Da qui, a circa 2500 m di quota, ci ritroviamo immersi in un ambiente alpino meraviglioso e selvaggio. A far da padrone al panorama è decisamente il ghiacciao Murchison, che si presenta come una immensa lingua di ghiaccio a divisione di due massicci rocciosi con vette al di sopra dei 3000m. Ci mettiamo in cordata e iniziamo a risalire il ghiacciaio. Le condizioni sono ottime, il ghiaccio è ricoperto da un’abbondante strato di neve e i crepacci sono pochi e ben visibili. Procediamo lentamente, o almeno ci sembra. Sono le 3 del pomeriggio e si comincia a sentire un accenno di stanchezza. Gli zaini pesanti e il sole cocente non aiutano, anche se da li a poco il sole l’avremmo rimpianto. Quando alle 5 vediamo la luce scomparire dietro le montagne, ci troviamo ancora sul ghiacciaio e piuttosto lontani da Tasman Saddle Hut (Rifugio Tasman) dove secondo il nostro itinerario dovremmo passare la notte. Non ci resta che stringere i denti e farci coraggio a vicenda, non c’è dubbio che l’essere un gruppo numeroso in questi casi aiuti a tenere alto il morale. L’euforia è molta quando finalmente buttiamo lo sguardo oltre Tasman Saddle (Passo Tasman) e intravediamo il rifugio in lontananza. Lenti e impacciati portiamo a casa la prima giornata, 25km e 2400mt D+ in 13 ore. Non male come inizio!

Al nostro risveglio a Tasman Saddle Hut ci troviamo in mezzo ad una perturbazione con venti molto forti che ci costringe ad un riposo “forzato” per tutta la giornata. Nessuno si lamenta, siamo tutti contenti di poter riposare dopo la lunga giornata di ieri. Talmente lunga appunto che siamo arrivati con il buio, senza avere la possibilità di realizzare davvero dove ci trovassimo. Tasman Saddle Hut si trova sulla punta di un promontorio di roccia alto circa 200 metri, a strapiombo sul Tasman Glacier. Una specie di piedistallo, da cui godere di un panorama alpino mozzafiato, dominato delle due vette piu alte del paese: Mount Cook e Mount Tasman. Ovunque ci sono vette che aspettano di essere scalate e linee che aspettano di essere sciate. Questo posto é un parco giochi naturale di proporzioni epiche e siamo onorati che ci abbia dato riparo e offerto quattro dei giorni più belli della nostra vita.

Dopo una giornata intera di riposo a Tasman Saddle Hut, passata ad ammirare le vette circostanti, siamo tutti carichi partire per in cerca di un po’ di avventura. Una breve ricognizione prima che sorga il sole ci fa capire che purtroppo il vento ancora non si é calmato e la visibilità non é delle migliori, così tristissimi ce ne torniamo nel calore dei nostri sacchi a pelo. Tuttavia, contro ogni aspettativa, circa un’ora più tardi il tempo comincia a migliorare e decidiamo di uscire. L’intenzione é di provare a salire Hochstetter Peak (2810mt), un enorme cupola di ghiaccio a nord del rifugio. Le nuvole corrono veloci, un attimo siamo al sole e un momento dopo è tutto bianco. A parte un paio un momenti delicati superando un crepaccio, la salita è tranquilla e si fa tutta con gli sci. In vetta decidiamo di scavarci un buco nella neve dove ripararci dal vento. Aspettiamo di vedere se la visibilità migliora e ci facciamo uno spuntino. A qualcuno viene in mente di mettere un po’ di musica. Il tempo se possibile peggiora ulteriormente, ma sgranocchiando i nostri cracker al formaggio al ritmo di “Coming in from the cold” di Bob Marley ci guardiamo e silenziosamente siamo tutti d’accordo su una cosa: non c’è nessun altro posto al mondo in cui vorremmo essere!

Il nostro terzo risveglio a Tasman Saddle Hut é benedetto da un cielo limpido e da un’aria ferma e gelida. Ora che il tempo é dalla nostra parte é il momento di tentare uno degli obbiettivi che ci eravamo prefissati sin dall’inizio della traversata: Mount Elie de Beaumont (Elie per gli amici). Elie vanta due primati, è il 3000 più a nord delle Souther Alps ed é sicuramente quello con il nome più elegante. La salita più classica passa dalla parete sud, alla quale si accede risalendo l’ Anna Glacier. Le condizioni ottime ci hanno permesso di muoverci velocemente ed arrivare in vetta in poco più di 4 ore. Meno male perché abbiamo perso almeno mezz’ora in cima a sbavare guardando le vette circostanti ed immaginare quante non siano mai state sciate. La discesa é stata una goduria, piuttosto croccante all’inizio e poi semplicemente fantastica. A mezzogiorno eravamo già con le gambe sotto il tavolo al rifugio e un piatto di spaghetti davanti! Non sarebbe male vivere sempre così.

La sveglia suona presto e fuori é ancora buio. Saltiamo fuori dai sacchi a pelo e iniziamo a preparare gli zaini. Dopo 4 giorni a Tasman Saddle Hut é arrivato il momento di rimettersi in cammino e proseguire la traversata puntando ad ovest. Mentre buttiamo giù la colazione con gli occhi ancora socchiusi dalle finestre iniziano ad entrare dei raggi di luce rosso fuoco. Il cielo é limpido e i primi raggi di sole illuminano le vette dei due Big delle Southern Alps, Cook e Tasman, dando vita ad uno spettacolo da togliere il fiato. Purtroppo non abbiamo troppo tempo per stare a guardarli, abbiamo davanti una lunga giornata e il meteo é previsto peggiorare nel pomeriggio. Per cominciare ci aspetta la tanto attesa discesa giù per il Tasman Glacier, 15 km di assoluto godimento. La pendenza minima lo rende una vera propria passerella, non devi far altro che metterti comodo e goderti il panorama che ti scorre affianco. Dopo essere scesi per più di 1000m iniziamo a risalire lungo il Rudolf Glacier. La salita iniziale con le pelli é resa spiacevole da un vento gelido da nord ovest che ci prendiamo tutto in faccia, poi peró si calma e ci godiamo una scalata a tratti anche piuttosto croccante. Il punto piu alto della giornata é Graham Saddle, dove ci fermiamo a pranzare. Neanche a dirlo, tempo di tirare fuori il cibo e veniamo investiti da una tormenta e che ci costringe a scappare. Siamo vicino al rifugio in cui passeremo la notte, Centennial Hut, ma a causa della pessima visibilità vaghiamo per quasi due ore prima di arrivarci. Infreddoliti ma finalmente al riparo ci mettiamo alle spalle un’altra bella giornata: 10 ore e 1700d+. La West Coast si avvicina!

Metodi per ammazzare il tempo durante un giorno di riposo forzato al rifugio a causa del meteo:
– Esercitarsi col soccorso crepaccio. Utile ogni tanto ricordarsi quanto sia dura tirare fuori di peso un tuo amico da una trappola di ghiaccio… Decisamente meglio starne alla larga!
– Spalare la neve, un classico senza tempo. Modi migliori per scaldarsi ancora non ne hanno inventati.
– Fare foto filosofiche alle finestre.

Il risveglio a Centennial Hut è stracolmo di emozione. La bufera che ha imperversato per le ultime 24 ore ha lasciato spazio al sereno e ci aspetta una grande giornata. Appena messo il naso fuori dal rifugio, il panorama della West Coast ci lascia tutti a bocca aperta. A soli 30km da noi vediamo la costa sprofondare nell’Oceano Indiano, ma a rendere il tutto piu incredibile é il fatto che ci troviamo ancora in alta montagna. Una breve pellata ci porta a West Hoe Pass. Ci siamo lasciati alle spalle l’ultima salita della traversata e di fronte a noi ci sono 20km di discesa lungo il ghiacciao Fox. La pendenza non eccessiva rende la sciata surreale, a tutta velocità tra delle formazioni di ghiaccio e puntando dritto verso l’oceano. Sciamo finché le condizioni sul ghiacciao ce lo permettono e poi ci facciamo tentare da un passaggio in elicottero per arrivare al paese più vicino. L’alternativa erano 10ore di camminata nel bosco con gli scarponi da sci. Un’altra giornata indimenticabile per concludere una delle avventure più epiche di sempre!

Adventure Addicted é passione, avventura e condivisione. Da sempre siamo fermamente convinti che aver al proprio fianco i giusti compagni sia il segreto per rendere ogni avventura indimenticabile, non importa se ci si trovi nel giardino di casa o dall’altra parte del pianeta. Nella sua essenza più profonda, l’avventura é fatta per essere condivisa. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questa avventura così speciale! Un grazie particolare va anche a @vibram per avere creduto in noi e in questo progetto, oltre che ai nostri partner tecnici @salewa@camp1889@atk_bindings e @ferrino_official.

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