A caccia di un’onda deserta in Portogallo

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E’ ancora possibile surfare da soli, senza folla?

A questa domanda si potrebbe rispondere con uno scontato e generale “dipende dove, dipende quando”. In effetti, sono molte le variabili in gioco. Innanzitutto il luogo in cui ci si trova, che può essere saturato (California, Europa occidentale, Bali) o paradisiaco (isole sperdute, atolli incontaminati, Africa). Le variabili sono decine: le condizioni (marea, vento, corrente, caratteristiche dell’onda); l’accessibilità dello spot e la lontananza dai centri abitati; l’ora del giorno; il giorno della settimana; il periodo dell’anno.

Sto felicemente scoprendo che surfare completamente da soli è ancora possibile, anche in Europa, anche in Portogallo, anche in onde di ottima qualità. Basta solo trovarsi nell’atipico “posto giusto al momento giusto”.

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Francesco Depalo su una delle prime onde

Alla ricerca di un’onda deserta

Con i miei due amici francesco e ayuso11, grandi conoscitori del sud del Portogallo ed amanti del surf in solitaria (come potete vedere qui), quel giorno eravamo a caccia di un’onda deserta. Grazie alle indicazioni di Fra, ci siamo magicamente ritrovati su un cliff remoto ad ammirare questa destra srotolarsi, vuota, 80 metri sotto di noi. L’onda rompe su roccia e sappiamo che vista da quassù sembra sicuramente più piccola di quanto in realtà non sia. Impossibile avere un riferimento visto che in acqua non c’è nessuno.

Senza pensarci due volte cominciamo a scendere lentamente, quasi verticalmente, appoggiandoci alla parete del cliff con l’unica mano libera per non perdere l’equilibrio.

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Arrivati al livello dell’acqua ci infiliamo nella muta e cominciamo a pianificare un piano d’azione per entrare. Non essendoci sabbia ma grosse rocce, in questo tratto di costa bisogna fare molta attenzione – soprattutto ai set di onde che arrivano con frequenza costante.

L’entrata in acqua

Mi avvicino all’acqua in punta di piedi, roccia dopo roccia, finché comincio a perdere aderenza. Abbasso il baricentro e comincio a usare la mano sinistra per un po’ di stabilità extra. Arrivo all’ultima roccia emersa prima dell’oceano, che mi permette di appoggiarmici sopra, osservare davanti a me e pianificare la prossima mossa. In quel momento arriva un bel set: Fra, già in acqua da pochi minuti, rema con forza e prende questa destra davanti ai miei occhi.

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L’entrata in acqua non è tra le più facili

La frenesia di entrare è ai massimi, ma devo aspettare che il set finisca. Una, due, tre, quattro onde, poi nulla: è il momento di entrare. Sempre appoggiandomi con la mano sinistra, e facendo attenzione a non sbattere la tavola che tengo nella destra, faccio un passo in acqua. Il mio piede trova una roccia sommersa, piatta e liscia. Faccio altri tre passi goffi su rocce sommerse, a questo punto l’acqua mi arriva alle cosce.

Alzo gli occhi e vedo che l’oceano sta cambiando colore. Più scuro, più minaccioso: è un altro set. Da quello che so, o pensavo di sapere, i set di onde arrivano in intervalli di tempo tra l’uno e l’altro. Ma questo nuovo set sembra essere arrivato 20 secondi dopo il primo – troppo presto. Forse fa ancora parte del primo set? Forse ci sono due swell? Non c’è tempo di pensare, sono ancora troppo vicino alla scogliera per affrontare una minaccia del genere.

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Clean-up set

Mi giro di 180° e dando le spalle all’oceano cerco di non perdere la calma. Mi sbrigo, ma non troppo da perdere l’equilibrio. Riesco a ritornare alla mia amata roccia emersa. Mi ci siedo e con il braccio sinistro mi aggrappo con tutta la mia forza, mentre l’onda avanza ormai a 5 metri da me. La mia “sedia” e buona parte del mio copro vengono sommersi dall’onda, ma fortunatamente riesco a non perdere la presa. Passano altre due o tre onde simili, e finalmente posso riprovare l’entrata. Questa volta con successo, dopo due minuti raggiungo Fra alla line-up.

Surf solitario

Surfiamo completamente da soli per le 3 ore successive: un’onda dopo l’altra, un set dopo l’altro, tra wipe-out pesantissimi, destre clamorose e sguardi di complicità. Il cliff verticale sopra di noi a farci quasi da tetto. Il vento, anche se da terra, ormai soffia forte, rovinando la superficie delle onde, rendendole irregolari.

Ma a questo punto non importa. Siamo da soli a scivolare su destre lunghissime e di misura. Il sole splende alto, i set continuano ad arrivare senza sosta. Niente sembra più avere senso, se non la sensazione di essere sperduti nel nulla, liberi di condividere onde con i propri compagni d’avventura.

E voi, preferireste un surf trip in Algarve o le famose onde di Lisbona? Ditecelo nei commenti!

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Adventure Addicted
Autore
Ottavio Colazingari

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