Madeira – Tra roccia e acqua

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Oggi vi porto a Madeira, un’isola sensazionale, situata nell’Atlantico a nord delle Canarie. La scintilla che mi ha spinto ad organizzare questo viaggio è partita leggendo Barbarian Days (Giorni Selvaggi) di William Finnegan. L’autore del libro scopre Madeira negli anni ’90 e se ne innamora totalmente, tornandoci ogni anno.

Una volta finito il libro, vivendo in Portogallo, non ho potuto fare a meno di controllare i prezzi della tratta Lisbona-Madeira, scoprendo con piacere che con 50€ ci si aggiudica sia andata che ritorno. Non solo: il governo portoghese, per stimolare il turismo nazionale, copre le spese del test covid necessario per volare a Madeira. Perfetto!

Parlo del progetto, o meglio ancora dell’idea, a @emma_lrch. Dopo un po’ di indecisione riguardo la destinazione (l’altra opzione erano le Azzorre, che potete scoprire qui) decidiamo, principalmente date le condizioni meteo più favorevoli, di andare a Madeira. E’ allettante per tutti e due e decidiamo di progettare il viaggio in base al trekking e al surf, per godere al meglio di ciò che la natura di quest’isola paradisiaca ha da offrire, nonché assecondando le nostre passioni.

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Il versante nord di Madeira

Non sono mai stato alle Hawaii. Però, sono sicuro che Madeira non è così diversa, da un punto di vista geografico e da come mi è apparsa. Un’isola vulcanica in mezzo all’oceano con montagne verdi che si ergono dagli abissi fino ad arrivare ai 2000 m.s.l.m.

Un po’ di informazioni riguardo l’isola: localizzata 500km ad ovest del Marocco, l’isola appartiene alla placca tettonica africana. Tuttavia da un punto di vista culturale, economico e politico appartiene al Portogallo. Scoperta nel 1418 da esploratori portoghesi, Madeira è considerata essere stata inabitata fino a quel momento. Una volta insediati, i portoghesi bruciarono buona parte della Laurisilva (foresta di Lauri), che prima ricopriva l’isola (Madeira vuol dire “Legna”). Si dice che l’isola bruciò per 7 anni. Oltre a questo, i colonialisti portoghesi costruirono vari canali (Levadas) per portare l’acqua dalle zone più umide a quelle più secche dell’isola. O meglio, importarono schiavi dall’Africa continentale per fare questi lavori, oltre che per prendersi cura delle piantagioni, prevalentemente canne da zucchero, sempre più in voga e profittevoli in Europa nel 15° secolo.

Arriviamo quindi a Funchal, la capitale della regione autonoma di Madeira, accolti da un clima, chiaramente, molto più tropicale di quello che ci lasciavamo alle spalle. Ci sono alberi di banane letteralmente OVUNQUE. Scopriremo più tardi che queste benedette banane sono così popolari che il piatto regionale è “pesce con banana”. Rimanendo mezza giornata a Funchal ci incamminiamo verso il mercato. Veniamo viziati con assaggini di frutta da vari banconi e lasciamo il mercato con lo zaino pieno di frutta locale, pronti per primo il trekking.

Ci lasciamo quindi Funchal alle spalle per inoltrarci verso l’ignoto. Salendo verso le montagne il paesaggio mi mozza letteralmente il fiato: non mi ero reso conto di quanto fossero effettivamente grandi, verticali ed imponenti questi monti. Una volta arrivati nella parte superiore dell’isola, i paesaggi ricordano incredibilmente la Svizzera – parola di Emma, che è di Losanna. Poi però guardi oltre e vedi una distesa blu, l’oceano, a delimitare questo paradiso terrestre. Bhe.. Esploriamolo!

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Non male come primo trekking

Il mattino seguente rompiamo il ghiaccio con un trekking in mezzo alla foresta, nel cuore dell’isola, che sale a zig zag sulla montagna, per finire ai piedi di una cascata alta oltre 70 metri. E’ la prima scarpinata del viaggio, molto tranquilla, 2 ore o poco più di cammino. In ogni caso riesce a catapultarci nel mondo incantato di Madeira, come potete vedere dalle foto. Finito il cammino raggiungiamo la costa. Mangiamo in una spiaggia davanti ad una formazione rocciosa che spunta dritta dall’oceano verticale verso il cielo.

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Il giorno dopo ci spostiamo un po’ ad est rispetto al primo trail, incappando per caso in un sentiero. C’è qualcosa di speciale nello scoprire un sentiero per caso.. Senza sapere nulla a riguardo, ci guardiamo e, assecondando i nostri presentimenti, decidiamo di vedere cosa c’è alla fine. Cominciamo quindi a camminare, i primi 500 metri in pianura, poi su verso il picco. Andando su, ci troviamo davanti qualche goccia d’acqua che cade sul sentiero: una mini cascata, la superiamo facilmente. Dopo però le cascate non finiscono, anzi diventano più grosse e superarle per andare avanti diventa più impegnativo. Tuttavia, piano piano riusciamo a lasciarcele alle spalle senza inzupparci troppo, e continuiamo la salita.

Camminando verso le nuvole

Arrivati a un certo punto ci accorgiamo di aver lasciato le nuvole, che prima ci facevano da tetto, sotto di noi. Da questo infinito manto bianco spuntano verdi vette appuntite verso il sole. In estasi, continuiamo a camminare indisturbati per altre 2 ore, dimenticandoci completamente del “dove” e del “quando”, apprezzando un momento di pace e bellezza solenne. A un certo punto però, guardando il sole nascondersi sempre di più dietro una montagna, ci accorgiamo che è l’ora di girarci e cominciare a riscendere prima che faccia buio.

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Jardim do Mar

Al mattino seguente decidiamo di andare a controllare le onde. Ci dirigiamo verso Jardim do Mar, l’onda più famosa dell’isola, che Finnegan elogia molto nel suo libro. Il paesino di Jardim do Mar – sul versante ovest dell’isola – è bellissimo, ma l’oceano quel giorno purtroppo era piatto. Ci spostiamo quindi sulla parte nord dell’isola, verso Sao Vicente, qui la costa è più esposta alle perturbazioni atlantiche. Infatti, troviamo un’ondina rompere meccanicamente a 70 metri da una spiaggia di rocce. La marea è troppo alta però, le onde infatti un po’ mosce, quindi decidiamo di aspettare un paio di ore per entrare.

Finalmente mi infilo nella muta ed entro in acqua. Date le condizioni Emma non se la sente e rimane in spiaggia. Entro remando in un canale di acqua profonda, dove le onde non rompono e la corrente mi accompagna veloce verso il mare aperto. Vedo qualcuno che surfa senza muta, d’altronde l’acqua qui è a 19 gradi. Sono comunque felice di avere uno strato di neoprene a proteggermi, sia dalla temperatura che soprattutto dalle rocce sul fondale.

Le onde non sono troppo grosse, circa un metro o poco più. Essendo un fondale roccioso, l’onda rompe sempre più o meno nello stesso punto. Questa prevedibilità rende relativamente facile posizionarsi nel posto giusto per prendere l’onda. E’ prevalentemente una destra che, anche se piccola, risulta molto potente e ripida. Questo da un lato rende facile la remata per prenderla, ma dall’altro rende difficile alzarsi, soprattutto se posizionati troppo profondi (ovvero troppo in ritardo nell’onda). In ogni caso, il clima in acqua è molto disteso, ci sono circa dieci altre persone compresi bambini, tutti di Madeira, più un ragazzo olandese con il quale faccio amicizia. Tanti sorrisi e tutti che si spronano a vicenda. Onde per tutti in un uggioso pomeriggio a Madeira. Decido di posizionarmi un po’ spostato rispetto agli altri per prendere la sinistra, che tutti sembravano ignorare perché di qualità inferiore rispetto alla destra.

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La sinistra di Sao Vicente

Il giorno dopo si torna in montagna, questa volta decidiamo di affrontare il picco più alto di Madeira: Pico Ruivo, che con i suoi 1862 metri si erge fiero in mezzo all’Atlantico. Cominciamo a camminare e dopo un’ora vediamo del ghiaccio sul lato del sentiero! Ottimo per rinfrescarsi polsi e nuca, dato che fa abbastanza caldo. Sapevamo che a Madeira in inverno nevica, ma non ci aspettavamo di trovare del ghiaccio ad aprile, su un’isola, accanto al Marocco.

Camminiamo ancora per qualche ora tra panorami mozzafiato fino a giungere al famoso Pico Ruivo, dal quale si può osservare un altro picco famoso, Pico do Arieiro. Ci godiamo intensamente la vista di questi paesaggi perché dopo poco le nuvole ricoprono completamente il picco, rendendo impossibile vedere qualsiasi cosa. Ci sbraniamo quindi il nostro pranzo immersi dentro le nuvole, a contemplare quello che non possiamo più vedere.

Pico do Arieiro visto da Pico Ruivo, con e senza nuvole nel giro di 15 minuti

Le previsioni per il giorno seguente davano zero vento e piccole onde di un metro scarso. Decidiamo quindi di tornare sulla costa, nello stesso spot vicino Sao Vicente. Questa volta riesco a convincere anche Emma a buttarsi con me. Per entrare in acqua lasciamo qualche pezzo di piede sulla scogliera, ma va bene così. Tutti e due ci togliamo la soddisfazione di prendere qualche bella ondina, con il sole che splende alto.

La cosa incredibile di questo spot – a parte l’onda stessa che sicuramente ha i suoi giorni epici – è la montagna verde alta 300 metri, il cui muro si erge verticale dalla spiaggia fino al cielo. Sedendo sulla tavola aspettando le onde, a volte mi giravo verso la costa e mi sentivo totalmente sommerso da questa vista.

Tenendo fede all’alternanza surf – trekking, il giorno dopo ci avviamo verso la punta nord-est dell’isola, che forma una lingua di terra, una penisola da sogno lungo la quale si può camminare, nella zona di Machico. Iniziamo a camminare contro un vento forte, che però man mano che andiamo avanti si indebolisce. Da un lato della penisola l’oceano è agitato, quasi ribollente per il vento. Dall’altra parte però, più protetta, l’acqua è liscia e tranquilla.

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Camminiamo per due ore verso la punta finale della penisola con queste due situazioni oceaniche molto diverse a destra e a sinistra. Dritto davanti a noi, in mezzo all’oceano intravediamo delle maestose figure: sono le “Ilhas Desertas”, che come suggerisce il nome sono un gruppo di isole inabitate dello stesso arcipelago di Madeira. Alla fine del trekking, dato che il sole splende forte ed il vento quasi lo nasconde, troviamo una palma sotto la quale mangiare il nostro delizioso – e guadagnato – pranzo. E’ l’ultima camminata – domani si torna nel continente.

Per finire, mi permetto di dire che Madeira ci ha davvero sorpreso e deliziato con la sua natura, le sue montagne a picco sul mare, le sue onde, la sua gente. Avendo sia montagne che oceano, rappresenta un parco giochi outdoor incredibile per una miriade di sport diversi. Noi abbiamo scelto surf e trekking, ma le possibili combinazioni sono davvero tante e sta a ognuno decidere come improntare la propria vacanza a Madeira!

Per chiudere, un ringraziamento speciale a tutti i locals che ci hanno dato una mano in qualche modo, perché alla fine è stata un’esperienza unica, che posso solo consigliare.

Dicono che un’immagine vale più di mille parole. Ecco quindi per voi altre foto per immergervi ancora nell’isola di Madeira. Buona visione!

Adventure Addicted
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