Norvegia – Un paradiso vista oceano

Ciao a tutti, sono Caterina, una grande sostenitrice ed ammiratrice di AA, nonché anche grande appassionata di sport di montagna e di avventura. Sono entusiasta di poter condividere con voi questo racconto sull’esperienza che sto vivendo qui in Norvegia, da gennaio, e spero che leggendolo possiate viaggiare un po’ anche voi, con la mente, nell’attesa di poter tornare a farlo presto anche nella realtà. Buona lettura!

Dopo quasi un anno di lockdown e restrizioni varie, davvero non potevo credere che sarei realmente riuscita a partire per fare il mio ultimo semestre universitario in Norvegia.

Mi ricordo bene le settimane prima della partenza, erano giorni di grandi incertezze per me: riuscirò a partire davvero? Ma come sarà quest’esperienza in tempi di covid? Ma soprattutto, riuscirò comunque a farmi degli amici con cui andare a sciare? Perché si, nonostante le mille insicurezze pre partenza, se c’era una cosa di cui ero certa era che sarei partita col mio bagaglio più prezioso: sci, scarponi, racchette e casco.

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Io in partenza con i miei preziosi bagagli

Ho sempre sentito tanto parlare della Norvegia, dei suoi paesaggi sconfinati, delle maestose montagne a picco sul mare, dello sci di fondo, dei norvegesi, del famigerato spring skiing, ma ho anche notato che nei racconti della gente che ci è stata traspare sempre un qualcosa di magico e surreale che lo rende difficile da esprimere a parole; e così, travolta dalla curiosità e dalla voglia di esplorare questo mondo a me nuovo, sono partita.

Non dimenticherò mai il momento in cui sono arrivata in aeroporto a Venezia, pronta a partire. Era come una liberazione, dopo tanto tempo, tanti lunghi mesi, avere l’opportunità di essere lì mi rendeva estremamente grata e non riuscivo a smettere di pensare che finalmente stavo tornando a sognare, ad occhi aperti. Mi ero quasi dimenticata di quanto fosse unica e speciale questa sensazione che, forse, in passato, ho dato un po’ troppo per scontato.

Era il 5 gennaio 2021 quando per la prima volta ho messo piede nella terra dei vichinghi, più precisamente a Trondheim, una città di poco più di 180 000 abitanti e considerata la più bella della Norvegia. Dopo i dovuti 10 giorni di quarantena, mi sono subito attivata per trovare nuovi amici con cui andare a sciare e fare nuove esperienze tra le sconfinate catene montuose norvegesi.

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La bellezza della Norvegia ad aspettarmi

Mi sono resa conto che, in particolare noi italiani, tendiamo molto a ricercare il concetto di famiglia ovunque andiamo, un po’ per sentirci più a casa e un po’ per poter condividere il più possibile con altri: dalla quotidianità, alle nuove esperienze. È come se quando lasciamo il nostro “nido” sentissimo ancor più il bisogno di condivisione, ed è proprio questo concetto che poi ci porta a creare i legami e le amicizie più intensi/e e duraturi/e.

Io sono stata molto fortunata perché ben presto ho conosciuto coloro che sarebbero poi diventati i miei compagni di viaggio durante questi mesi, la mia famiglia lontana da casa.

Una delle primissime persone che ho conosciuto qui è Linda, una raggiante ragazza dal Sud Tirol che studia ad Innsbruck e ama fare ski touring. Poco dopo ho conosciuto Johanna e Thomas, due ragazzi austriaci grandi appassionati di ski mountaineering, e Erwan e Baptiste, due francesi matti ed esilaranti, direttamente da Chamonix. Infine, ho conosciuto colui che si sarebbe poi rivelato essere il fotografo del gruppo, Jan. Detta così sembra l’incipit di una barzelletta, ma in realtà, quello che andrò a raccontare, è l’esperienza assurda ed incredibile che sto vivendo qui in Norvegia in questi mesi, con e grazie a loro.

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La family in posa davanti ad una cabin. Da sinistra: io, Johanna, Jan, Linda, Thomas, Baptiste, Erwan

Prima di iniziare a raccontarvi le nostre avventure nordiche, voglio parlarvi un po’ del mio primo impatto con la Norvegia e di una cosa che mi ha particolarmente stupito.

Infatti, dopo i primi giorni qui, una cosa che in assoluto ha attirato la mia attenzione è lo stile di vita dei norvegesi. Loro letteralmente vivono per fare qualsiasi tipo di attività outdoor. Sci di fondo, skating su laghi ghiacciati, running e biking sono solo alcune delle loro attività preferite da fare in città, all’aria aperta. E non importa se fuori ci sono -20° in pieno giorno, se è buio pesto, se nevica, piove o se c’è vento a 40km/h, perché ci saranno comunque sempre bambini, ragazzi, adulti e anziani fuori all’aperto a fare qualsiasi tipo di sport, non c’è nulla che li possa fermare.

Lo spirito outdoor fa parte di loro, è nella loro essenza e lo si percepisce ovunque, anche attraverso la serenità e la tranquillità con cui vivono la quotidianità. E questa è sicuramente una delle cose che fin da subito mi ha più affascinato qui in Norvegia.

Tornando alla mia famiglia “adottiva” qui, vi voglio parlare di come ci siamo approcciati al mondo alpino norvegese. Le nostre prime gite insieme, a gennaio, sono state per lo più gite di esplorazione dei dintorni di Trondheim, anche perché le ore di luce durante il giorno erano davvero poche. In quelle uscite siamo stati molto fortunati perché, nonostante le giornate fossero molto corte e altrettanto fredde (anche -30° la mattina), splendeva sempre il sole. Ovviamente si tratta di un sole molto diverso da quello che conosciamo noi, per capirsi è un sole che sembra sempre al tramonto, quindi sempre un po’ all’orizzonte, ma che dà quel tocco di luce pura che rende ogni paesaggio un po’ più magico e surreale.

 

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Splendide curve di powder ed il sole sempre calante

Un momento che non dimenticherò mai della primissima gita è stata la prima volta che, salendo, abbiamo visto l’oceano. Eravamo su un fiordo poco più a sud di Trondheim, in una di quelle giornate di sole e freddo gelo di cui vi parlavo poco fa e, come siamo usciti dal bosco iniziale, ci siamo girati e alle nostre spalle abbiamo scorto l’orizzonte più sconfinato: d’improvviso, tutto quello di cui avevamo sempre sentito parlare e tutte le foto e i video che avevamo visto della Norvegia sono diventati realtà davanti ai nostri occhi.

Forse non tutti possono cogliere il mio stupore dinanzi a questa scena, ma mettetevi nei miei panni: sono una ragazza nata e cresciuta nel cuore delle Dolomiti Bellunesi e vado in montagna da quando sono nata (e forse anche da un po’ prima), e per me, così abituata a vivere la montagna come elemento unico del paesaggio, vederla affiancata all’oceano, in inverno, mentre ho gli sci ai piedi, era impensabile, o almeno, per me si trattava di qualcosa di davvero nuovo e unico.

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Summit to Sea in Lofoten

Tornando alle nostre avventure, le prime cime che abbiamo affrontato insieme sono stati veri e propri “panettoni”, cioè quelle montagne rotondeggianti, solitamente piuttosto facili da raggiungere, la cui cima consiste in una grande pianura. Ci siamo divertiti tanto a sciare quei panettoni e ci sono serviti molto per prendere confidenza con le condizioni di neve e meteo norvegesi, ma ben presto ci siamo anche resi conto che avevamo voglia di altro, eravamo bramosi di montagne “vere”.

Alcuni dei nostri primi “panettoni”

Così, di lì a poco abbiamo iniziato a studiare e ricercare cime e gite più ambiziose. Proprio con quest’intento abbiamo scoperto l’esistenza delle cabin norvegesi, ovvero dei caratteristici chalet di montagna, dispersi un po’ ovunque nei luoghi più remoti della Norvegia, senza acqua corrente, né elettricità. Si trovano più o meno sempre a 2/3h di cammino da dove si lascia la macchina e hanno un po’ la stessa funzione dei nostri bivacchi, ma sono più spaziose, confortevoli e sono più “casa”.

Le cabin si sono rivelate davvero essenziali per noi perché ci permettono di avvicinarci molto alle montagne che vogliamo esplorare e di poter passare qualche giorno in quelle zone senza doversi spostare di continuo con l’auto. Il fatto che siano così primitive, poi, le rende davvero speciali ed autentiche: ci si scalda con la stufa a legna, si fa da mangiare con la neve sciolta e si illumina con le candele… ogni weekend in una di queste cabin è prezioso e ci consente, almeno per un po’ di giorni, di disconnetterci dal mondo reale fatto di comfort, e di godere delle piccole ed essenziali cose della vita.

Una delle cabin in cui siamo stati

La nostra ricerca di montagne più ripide ed interessanti ci ha portato parecchio più a Nord e più precisamente nelle famosissime Isole Lofoten. Prima di partire avevamo già identificato quasi tutti i nostri obiettivi lì ed eravamo davvero curiosi di scoprire cosa ci aspettasse una volta giunti a destinazione. Dopo oltre 10h di macchina e 3h di traghetto, siamo sbarcati nelle isole più iconiche e rinomate della Norvegia.

Le prime domande che ci siamo posti sono state: Dov’è la neve? Ma soprattutto, dove sono le montagne? Siamo rimasti tutti un po’ spiazzati in un primo momento, poi però, come da programma, abbiamo continuato a guidare verso nord, verso la nostra vera meta: Laupstad, un minuscolo villaggio a nord di Solvær, la “città” più grande delle Lofoten.

Man mano che ci avvicinavamo a destinazione iniziavamo finalmente a scorgere lo spettacolo che speravamo: vertiginose ed innevate cime a picco sull’oceano. E lì ci siamo detti “ok ora sì che siamo nel posto giusto”…La nostra vera avventura stava finalmente per cominciare.

 

Lofoten baby!!

In Norvegia, si sa, bisogna sempre fare i conti col meteo, l’abbiamo capito a nostre spese e sulla nostra pelle. Le previsioni non sono mai troppo affidabili e le condizioni cambiano davvero repentinamente e quando meno te l’aspetti. Dovevamo trovare una giornata valida per poter andare a sciare un canale che avevamo individuato e che viene considerato tra i più belli delle Isole: il Geitgallien South Culoir, 900m verticali di pura magia da appena sotto la cima del Geitgallien, 1085mt, dritti fino all’oceano.

Secondo le previsioni del tempo che avevamo consultato, l’unico giorno davvero buono sarebbe stato il giorno seguente all’arrivo. Così, senza pensarci due volte, abbiamo iniziato a preparare attrezzatura e zaini, abbiamo impostato la sveglia alle 6 e ci siamo addormentati con le farfalline nello stomaco pensando all’avventura del giorno seguente.

Dopo l’immancabile porridge ci avviamo a piedi verso l’imbocco del sentiero. Il meteo sembra promettere bene. Dopo i primi 300mt di dislivello fatti con le scarpe da avvicinamento, possiamo finalmente mettere gli sci ai piedi. Di lì a poco però inizia ad alzarsi un vento sempre più forte e ci ritroviamo ben presto immersi nella nebbia più totale. Il whitout persiste anche una volta giunti a quello che pensiamo essere l’imbocco del nostro canale e, per evitare errori fatali, decidiamo di aspettare che la situazione migliori.

Non avevo mai toccato con mano cosa volesse dire rimanere intrappolati nella nebbia, o almeno mai in una nebbia così fitta, e devo dire che la sensazione è davvero quella di sentirsi assolutamente impotenti e fragili dinanzi alla natura che prende il sopravvento.

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L’imbocco del canale quando la nebbia se ne stava già andando

L’attesa non è delle più piacevoli, il vento diventa ancora più forte ed inizia anche a nevicare. Poi d’improvviso, dopo oltre un’ora, iniziamo ad intravedere l’imbocco del canale e decidiamo di iniziare a sciarlo, seppur con cautela a causa dell’ancora ridottissima visibilità. Per fortuna, man mano che scendiamo, la nebbia lascia spazio al panorama mozzafiato del fiordo sottostante il canale. La neve, a parte una primissima parte ghiacciata, si è rivelata PAZZESCA: un leggero strato di powder sufficiente per surfarla a meraviglia e, d’improvviso, ci siamo subito dimenticati del freddo e del vento patito nell’attesa.

Gasati ed entusiasti di questa prima traccia, come arriviamo verso la fine del canale, senza neanche dirci nulla, iniziamo a rimetterci le pelli per risalire il canale di fianco, più ripido e più stretto. La neve non si smentisce neanche questa volta e dopo un’altra prima traccia stratosferica che ci lascia senza parole, arriviamo dritti in riva al mare.

Qualche curva spettacolare e la risalita lungo il secondo canale 

Durante il rientro a piedi verso casa poi, è uscito il sole e si è rivelata una giornata straordinaria. Si erano fatte ormai le 17, il cielo era limpido, il sole splendeva alto, e si percepiva un tepore talmente gradevole che ci ha fatto venir voglia di fare un bagno nelle acque gelide del mare del Nord. Non potevamo scegliere modo migliore per terminare una giornata che, nonostante tutto, si è comunque rivelata perfetta.

From Summit to Sea, letteralmente

I giorni seguenti sono stati ricchi di altre gite spettacolari e gli itinerari erano sempre piuttosto simili tra loro: generalmente trovavamo sempre una prima parte di bosco da fare a piedi, una parte intermedia su pendii piuttosto normali ed infine le cime erano sempre molto ripide e ghiacciatissime a causa del vento che portava via la neve. La gioia però di quando si arriva in cima con una vista a 360°, con l’oceano all’orizzonte, è qualcosa che ti rimane impresso per sempre. D’improvviso, dinanzi ad uno spettacolo così ti viene un brivido che ti fa sentire vivo e che ti fa dimenticare il vento, il freddo, la fatica, e ancora il vento, e ogni altro aspetto un pochino meno simpatico dell’andare in montagna con qualsiasi condizione. E si, erano proprio queste le montagne che stavamo cercando.

Se questo non è il paradiso, ci va molto vicino

Una cosa che ci sorprende tuttora dopo più di 3 mesi passati a sciare qua in Norvegia, è il fatto che non incontriamo mai nessuno. È davvero raro trovare altri sciatori e, soprattutto, altre tracce, sia di salita che di discesa lungo il nostro percorso. La cosa non può che farci piacere, ma allo stesso tempo talvolta mi rendo conto che sarebbe interessante incontrare qualche local con cui poter fare due chiacchiere ed avere preziosi consigli. Ma soprattutto, abbiamo notato che, quelle rarissime persone che abbiamo incontrato durante le nostre gite, le abbiamo sempre incontrate nel pomeriggio quando loro stavano risalendo e noi stavamo già tornando verso la macchina… strani ‘sti norvegesi eh!

Per tornare alle nostre avventure nelle isole Lofoten, un altro highlight che non vi posso non raccontare è la giornata di Arctic Surf nella baia di Unstad, probabilmente lo spot più rinomato tra gli amanti di onde artiche.

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La baia di Unstad

A guidarci in questa giornata c’era Shannon, sudafricano, coach della nazionale norvegese di surf che, nel 2000 è scampato ad un attacco di, non uno, bensì due squali bianchi a Jeffreys Bay, in Sud Africa. Con grande professionalità ci ha introdotto al mondo dell’Arctic surf dandoci consigli piuttosto preziosi.

Tutti noi avevamo già provato a fare surf in altri contesti, ovvero in estate e senza mute spesse 3cm, ma eravamo davvero curiosi di scoprire cosa volesse dire surfare con l’acqua a 3 gradi. Mentre eravamo in acqua il tempo passava davvero veloce, e tutto sommato si stava bene, noi ci stavamo divertendo come matti e siamo anche riusciti a prendere qualche ondina… la sofferenza vera è arrivata poi, una volta usciti dall’acqua, quando era ora di togliersi la muta e rivestirsi, all’aria aperta, col vento, mentre iniziava a piovere… ma si sa le Lofoten sono così e noi abbiamo imparato ad accettarle nella loro essenza ed autenticità.

E comunque, anche in questo caso, quello che rimane della giornata è solo ed esclusivamente il ricordo e l’entusiasmo di aver surfato nell’Artico.

Il freddo si sente ma lo stoke ancora di più!

Le nostre avventure in Norvegia continuano e ora siamo ormai ufficialmente entrati nella famosissima stagione dello Spring Skiing ovvero giornate di sole eterne, neve primaverile e abbigliamento quasi da spiaggia. Siamo davvero molto curiosi di scoprire cosa ci aspetta nei prossimi weekend primaverili qui, d’altronde la Norvegia, anche quando pensavamo di sapere cosa ci aspettasse, è sempre riuscita a stupirci in qualche modo, e noi, siamo pronti a continuare a stupirci ancora, ed ancora, all’infinito.

Poi chissà, magari ci sarà spazio anche per qualche bella gita in Kayak tra i fiordi o qualche lunga hiking sotto il midnight sun… una cosa è certa, noi vogliamo cogliere ogni occasione che questa terra meravigliosa ci offre. D’altronde non capita proprio tutti i giorni di aver l’opportunità di vivere la Norvegia a 360° per 6 mesi e, noi, non ci vogliamo far scappare quest’occasione.

 

Takk, Norge!

 

Caterina Barbante

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