Valle Orco Crack Party!

Valle Orco, 10 Ottobre 2020

In termini di Arrampicata, si può dire che io sia nato – giusto un paio di anni fa – e cresciuto sulle enigmatiche pareti di calcare che riempiono le valli del ponente ligure e del basso Piemonte. Man mano che collezionavo le mie prime esperienze verticali, mi sembrava di iniziare ad intuire le dinamiche di un gioco più o meno sempre uguale. Strizza la tacca, spalma il piede, rilancia su un buco, agguanta la clessidra. Ok, qua mi riposo.

Webp.net compress image
Alessandro sul calcare a buchi di Finale Ligure,  Foto di Jessica Zambellini

 Per questo motivo rimasi affascinato quando qualche amico, più esperto di me, mi raccontò di come non servisse andare molto lontano per sperimentare un’arrampicata completamente diversa, che avrebbe messo a dura prova anche il più forte dei nostri scalatori locali.

La Valle dell’Orco fu da subito al centro della conversazione, un autentico gioiello dell’arrampicata nostrana su granito (o meglio Gneiss) dove tacche e buchi vengono sostituiti da fessure, diedri e placche liscissime. Quando le storie dei miei compagni furono completate da alcune foto e video delle vie, mi fu subito chiaro che non avrei mai potuto fare a meno di andare in Valle Orco, ma soprattutto che non sarei mai stato davvero pronto.

Per fortuna l’attesa durò meno del previsto. In un weekend di Ottobre, che prometteva bel tempo e non troppo freddo, insieme a @pietro_lamaro carichiamo armi e bagagli su Clementino – il suo van camperizzato – passiamo a prendere @ilaria.occhipinti e partiamo. Direzione Ceresole Reale, il paese simbolo della Valle Orco, una piccola borgata costruita sulle rive dell’omonimo lago e che si affaccia sulla valle dal suo punto più alto. In viaggio discutiamo sul da farsi, siamo sicuri di voler andare al Sergent, forse la struttura più famosa della valle, ma rimandiamo la scelta della via a quando saremo sul posto. Arrivati sotto al Sergent, io sono già completamente senza parole. La parete, se così si può chiamare, è talmente diversa da ciò a cui sono abituato da sembrarmi finta. Una enorme cascata di roccia uniforme e sinuosa, con pochi ma ben definiti punti di debolezza a fare da contorno.

Foto 10 10 20, 12 53 21 01 01 (1) min
Il Sergent in tutto il suo splendore

Mentre ci incamminiamo lungo il sentiero che porta alla base della parete, decidiamo che la nostra via sarà Serendipity, via di placca aperta dal basso nel 2019 da Maurizio Oviglia. Arrivati alla base del settore centrale, troviamo l’attacco della via senza troppe difficoltà. Mentre prepariamo il materiale e ci leghiamo, con il naso all’insù cerco di individuare la linea di salita ma il mio sguardo si perde in questo oceano di granito.

Sono spaesato, ma anche davvero gasato. In via tutto procede bene, pur essendo in 3 ci muoviamo abbastanza velocemente. La scalata è piuttosto sostenuta nella prima metà della via, poi la placca si appoggia un po’ e la progressione diventa più godibile, ma mai banale. Non avrei davvero potuto chiedere di meglio.

La discesa si effettua in corda doppia lungo la via, perciò è meglio evitare di scordarsi il secchiello – parlo per esperienza personale purtroppo. Guardando il lato positivo, è stato un’ottimo modo di impratichirmi su metodi di calata alternativi come quella col freno a moschettone. In un’ora circa siamo di nuovo alla base della parete.

image6 02 01 min

Al parcheggio del Sergent incontriamo gli amici del @chin_chun_clan, che si sono riuniti in valle per scalare e fare un po’ di ballotta in occasione del #CrackParty, un raduno organizzato da @truceclimbing.

Il finale di giornata lo passiamo a bere birre e prendere schiaffoni sulla fessura Kosterlitz, assistendo increduli alle performance di chi non si accontenta semplicemente di salire la fessura, ma lo fa scalzo, a testa in giù e ovviamente brillo.

IMG_20201010_172155 01 (1) min

L’indomani ci svegliamo senza fretta nel comodo letto di Clementino. Siamo ancora nel parcheggio sotto al Sergent, ma oggi il piano è di cambiare zona e stile di scalata.

IMG_20201011_083719 01 min
Clementino: mezzo ufficiale AA

Del resto la placca è una figata ma dopo un po’ diventa monotona. Scendendo qualche km a valle si trova Noasca, un piccolo paese sovrastato da una formazione rocciosa nota come Torre di Aimonin.

Ancora una volta abbiamo il lusso di parcheggiare a pochi minuti di cammino dalla base della parete e ammirarne tutte le caratteristiche. Tra me e me penso che non capisco perché venga chiamata “torre”, visto che non ne vedo il tipico aspetto a pilastro, però è decisamente intrigante.

Ci incamminiamo lungo il sentiero e decidiamo che visto che le vie sono relativamente corte, intorno ai 150m di sviluppo, se ci sentissimo in forma potremmo concatenarne due. Attacchiamo quindi la Via del Pesce d’Aprile, una via trad storica aperta nel 1973, meritatamente soggetta a molto ripetizioni perché davvero bella. Con i primi due tiri si traversa verso destra su difficoltà contenute ma per niente banali. Poi comincia il bello: lama verticale con dulfer obbligata, diedro fessurato, ribaltamento aereo su ottime prese e per finire fessura dritta come un fuso che porta fino in cima.

Foto 11 10 20, 11 43 29 01 01 (1) min
Il bellissimo diedro fessurato del quarto tiro.

Le placche del Sergent mi hanno estasiato, ma è su questa via che posso dire di aver provato davvero cosa vuol dire scalare sul granito. Non ringrazierò mai abbastanza Pit per avermi guidato in questa esperienza al limite della mia comfort zone.

Per me la soddisfazione è già tanta, ma sarebbe un peccato sprecare le energie che ci rimangono. Ci caliamo quindi in doppia sullo spigolo adiacente, dal quale poi risaliremo per una via appunto chiamata Via dello Spigolo.

Su questa salita fatico molto di più, soprattutto sul finale, un po’ per la stanchezza e po’ perché a tratti la scalata si sviluppa su fessure piuttosto larghe, che richiedono una tecnica di incastri più specifica e difficile.

Per fortuna il mio compagno è riuscito comunque a portarmi in cima!

Insomma questo weekend in Valle dell’Orco è stata una vera e propria scorpacciata di prime volte. Il termine “scorpacciata” non è usato casualmente, perché oltre alla prima volta sul granito e alla prima volta su protezioni mobili, considero anche la prima prima volta che ho assaggiato il famoso lardo al génépy dell’alimentari di Noasca. Esperienza mistica ed imperdibile!

Adventure Addicted
Autore
Adventure Addicted

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *