Parliamo di Attrezzatura: le 8 cose che ho sempre con me quando vado in montagna

Di Pietro Lamaro

Premessa: Sono un fucking freak dell’attrezzatura sportiva.

In molti ci avete chiesto cosa utilizziamo per andare in montagna. Qualcuno ci chiede pareri sull’attrezzatura, altri sull’abbigliamento e altri ancora su piccoli dettagli visti in qualche nostra storia. Molte domande per risolvere il più grande mistero mai svelato: cosa compro?

Tutti sappiamo quanto sia difficile fare un acquisto per la montagna, la scelta è infinita e oggigiorno, tramite i tantissimi canali di comunicazione utilizzati dalle aziende del settore, veniamo letteralmente bombardati quotidianamente da pubblicità e promozioni.

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Pietro la prossima volta vi spiegherà anche come riporre l’attrezzatura

Ma quindi come facciamo a scegliere? Non lo so, io, dopo tanti anni e una passione sfrenata per l’attrezzatura non ho ancora capito come si fa a fare acquisti senza commettere errori. Anche dopo giorni, settimane, anni di studio sul prodotto, spesso, quando penso di aver azzeccato il mio acquisto, realizzo di aver cannato un’ennesima volta la taglia, la tipologia, il modello e chi più ne ha più ne metta. Certo è, che dopo anni di acquisti errati e soldi buttati, ho finalmente raggiunto la consapevolezza di cosa io abbia bisogno durante le mie uscite in montagna… quante uscite ho fatto con zaini enormi e capi mai indossati.

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Dopo le numerose richieste, ho quindi il piacere di raccontarvi cosa io porti (quasi) sempre con me quando vado in montagna.

Disclaimer (da leggere con voce velocizzata come al termine delle pubblicità alla radio): questo blogpost non vuole sostituire nessuna Skialper Buyer’s Guide o negoziante, è una semplicissima presentazione della mia personale attrezzatura che ho affinato negli anni. Appassionarsi all’ attrezzatura può causare dipendenza. Tenere lontano dalla portata dei bambini.

Esattamente come il primo giorno di scuola di ogni anno, l’unico in cui ti preparavi la cartella e i vestiti la sera prima, ogni sera prima di un’uscita, preparo la mia attrezzatura.

Considerandomi, in primis, uno sciatore, non posso che ipotizzare una mite serata di metà marzo. L’inverno è ormai agli sgoccioli e sulle Dolomiti si iniziano a pianificare le gite primaverili, quale miglior occasione se non preparare lo zaino per un bellissimo ripido canale Dolomitico?

1. Sci

Penso si possa veramente riscrivere la Bibbia parlando di sci. Lunghezza, larghezza, rocker, camber, sciancratura quanti termini per descrivere le aste con cui scivolare sulla neve. Eppure, nonostante siano “solo” aste per scivolare sulla neve, ognuno ha la sua teoria su quale sia effettivamente il migliore e il più performante sci sul mercato.

Bene, vi racconterò la mia: gli sci sono il bene più prezioso che abbiamo, i gioielli da lucidare e coccolare ogni sera. Ci devono piacere, li dobbiamo adorare, più li guardiamo e più dobbiamo sentirci orgogliosi di poterli condurre, perchè è grazie a loro che ci divertiamo. Sono loro che ci faranno sentire rider quando curviamo immersi nella polvere o quando si riesce a fare una serie di curve saltate e precise su un pendio a 55°. Gli sci sono come l’anello per Smigol.

Da qualche anno a questa parte ho trovato lo sci che si sposa perfettamente con le mie caratteristiche e le mie necessità. Versatile, leggero, preciso, ma allo stesso tempo divertente e affascinante. Con i Blizzard ZeroG 95, lunghi 178cm ho sciato tutte le più importanti discese che sono riuscito a portare a termine negli ultimi anni: dalla parete Est di Mt. Cook in Nuova Zelanda, alla parete Nord del Lyskamm, passando per i più ripidi canali delle Dolomiti. Semplici, stabili, performanti e adatti a tutte le condizioni di neve. Certo, non sono i palettoni che useremmo a gennaio con 1mt di polvere, ma posso assicurarvi che per tutto il resto ci sono i ZeroG 95. Rigorosamente montati con Atk R12.

2.Scarponi

Se pensate di aver risolto tutto trovando lo sci più adatto a voi, bene, non ci siamo. Non credo esista acquisto più difficile dello scarpone. Quanti ne ho sbagliati e quanti ne continuo a sbagliare, tra me e lo scarpone è un duello aperto.

Modello, flex, ma soprattutto numero e larghezza. Voi veramente conoscete tutte queste caratteristiche del vostro piede? Io no e infatti mi ci sono voluti anni per capire che, con un piede sottile, al posto del 28.5 che dovrei vestire facendo la conversione dal mio numero di sneakers, devo prendere gli scarponi numero 26.5. Si avete capito bene, due numeri in meno. E vi assicuro che ce ne ho messo di tempo prima di capirlo… Ma la scelta più difficile è di certo il modello: lo voglio più da discesa o più da salita? Ma se lo prendessi più da discesa, poi se faccio tanta salita come va? E se lo prendessi più da salita? Se poi è troppo leggero riesco a sciarci? Finalmente, dopo anni e anni di diatribe, nonostante stia ancora litigando con la scarpetta, penso di aver trovato l’equilibrio ideale: Tecnica ZeroG Tour Pro, 26.5. Sciarlo, sia con metri di polvere a 100km/h che sospeso sul seracco del Col du Plan sulla Nord dell’Aiguille du Midi, è una goduria. Leggero in salita e performante in discesa, comodo aperto e rigido chiuso. Un must have se si vuole Sciare, con la S maiuscola, senza sacrificare dislivello.

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3. Bastoncini

Potrebbero sembrare una banalità, ma per me non lo sono affatto: donano stabilità, precisione e equilibrio. Aiutano la spinta in salita e migliorano la sciata. Fondamentali su qualsiasi tipo di terreno. Come si prende un po’ di confidenza sul ripido sostituiscono la piccozza anche in discesa. Ho abbandonato ormai da tempo i bastoncini telescopici, li trovo pesanti e soprattutto non sfrutto la loro principale caratteristica. Il laccio lo levo, non per questione di sicurezza, ma perchè mi piace far ballare le mani in discesa, soprattutto sul ripido. Detesto trovarmi con la mano a monte sopra la testa e così ho iniziato a muovere regolarmente le mani lungo i bastoncini, curva dopo curva. Non impugno mai il bastoncino nella stessa posizione. Impeccabili per chi, come me, ama far ballare le mani, sono i Batons d’Alain, leggerissimi bastoncini in alluminio realizzati a mano da un caro signore di Chamonix. Da molti anche noti come “Adults toys!”.

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4.Casco

Ci tengo a dedicare un paragrafo intero anche al casco. Non esiste parte della mia attrezzatura che reputo più necessaria durante un’avventura in montagna, soprattutto se si risalgono canali, pareti o se si è esposti a seracchi. Basta così poco per poter evitare infortuni gravi, che a volte, davvero non mi spiego perchè non venga utilizzato da tutti. Posso contare sulle dita di una mano le volte che ho sciato senza e invito tutti, dai neofiti ai più esperti di me ad averlo sempre con voi. Per i giorni invernali a cavalcare powder utilizzo lo Sweet Protection Trooper II, mentre col caldo, o per le gite più lunghe, porto sempre con me un leggerissimo casco da arrampicata: il Salewa Vayu 2.0.

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4. Abbigliamento 

Apro questo argomento col citare l’unica frase che può aiutarvi a scegliere il corretto vestiario da indossare durante una giornata in montagna: “Non esiste cosa più personale dell’abbigliamento”. Ed è proprio così, non esistono regole nè indicazioni, ognuno di noi, col tempo, scoprirà come vuole vestirsi per un’uscita. C’è chi è più freddoloso, chi suda di più, chi invece non ci pensa neanche a cosa ha addosso. I materiali e i brand sono innumerevoli e sono certo che ognuno di noi, slowly slowly, troverà il perfetto compromesso per sentirsi a suo agio e protetto in ambiente.

Parto dal presupposto che saranno ormai circa due anni che, non importa se d’estate a scalare sul Gran Sasso, in Abruzzo o a febbraio a risalire la Grand Sassiere in Val d’Aosta, io vesto sempre, sempre, gli stessi identici capi, Gore Tex a parte ovviamente.

 

 

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Il base kit di vestiario: ormai un fedele compagno

Partendo dal Base Layer, estate o inverno non importa, non mi troverete mai in montagna senza indossare un capo di Lana Merino 100%. Game changer: penso di rientrare nel cluster di persone che sudano tanto, ma non di quelle calorose e pertanto, in cima, ho sempre sofferto molto l’essere bagnato fradicio e prendere freddo. Cercando la soluzione mi sono imbattuto nella Lana Merino: arrivo ancora in cima bagnato, certo, ma caldo. Rimane calda e senza che te ne accorgi sei asciutto. Ma soprattutto non puzza, ragazzi non so come, non puzza mai! Veramente non potrei più fare a meno della Lana Merino a pelle. D’inverno, ovviamente, indosso quella a maniche lunghe, abbinata con le calzamaglia a ¾ .

Aggiungo ai miei intramontabili capi quattro stagioni un sottile strato antivento, Salewa Puez 2 Durastretch, e un leggero piumino smanicato con imbottitura sintetica. Ecco, provate ora ad immaginarmi sulla Bumiller sui Palù in Svizzera, sulla cresta del Salbit o nell’Innerkofler sul Cristallo, mi vedrete sicuramente sempre indossare gli stessi identici capi. E ogni tanto li lavo anche…

In inverno, poi, con gli sci non riesco a rinunciare alla salopette e al guscio in Gore Tex, più o meno leggero in base alle condizioni meteo.

I vestiti son sempre gli stessi ed il pendant pure… anche se ogni tanto si inverte fra sopra e sotto

Nello zaino non manca mai un leggerissimo piumino di “sicurezza”. Sono infinitamente di più le gite che ha passato nello zaino di quelle in cui è stato indossato, ma state certi che quando tirato in causa si è rivelato fondamentale. Un’altra chicca da non sottovalutare è l’avere sempre con se due paia di guanti: uno leggero per la salita e uno, più pesante, per la discesa. Ultimamente uso molto i guanti in pelle che, oltre ad essere davvero belli, sono comodi e soprattutto resistenti. Potevo mai fare un viaggio in Nuova Zelanda e non comprarmi dei bellissimi Kinco da operaio?

Un consiglio per tutti gli amici, cercate di trovare un assetto che, nonostante il caldo, il freddo e il vento, vi permetta a grandi linee di iniziare la salita e arrivare in cima senza dovervi fermare a cambiare, vedrete come renderà più fluida e piacevole l’ascesa ma soprattutto vi permetterà di risparmiare davvero tanto tempo a fine giornata, casi eccezionali a parte.

5. Zaino

Inutile dire che ho una collezione di zaini che fa invidia ai collezionisti più accaniti. Lo zaino è uno status symbol, ogni occasione ha bisogno dello zaino perfetto. Questo era quanto credevo qualche anno fa, finchè, un giorno non ho poi trovato il mio zaino: Salewa Apex Climb 25L, semplicemente ideale per qualsiasi avventura. Dalla passeggiata per sentiero al Rifugio Sennes, alla scalata con bivacco alla Nord del Gran Paradiso, passando per una giornata di sci sulla Tour Ronde, dove l’attrezzatura di certo non è poca. Leggerissimo, ha la capacità di sembrare microscopico, se vuoto, e un 40L quando caricato alla perfezione. Sin dal primo giorno che lo ho utilizzato non riesco a farne a meno. Con il porta sci, inventato da me, lo sto letteralmente consumando, noti a tutti i segni di usura, ormai cicatrici indelebili del mio piccolo zaino giallo. Come quando da piccoli consumavamo le nostre scarpe preferite, e però pur di continuare a metterle rattoppavamo qualsiasi buco.

Ho imparato che mi piace viaggiare leggero, cerco di non portare mai niente in eccesso e di selezionare accuratamente quello di cui ho veramente bisogno. Non è sempre semplice, tante volte mi capita di lasciare a casa cose necessarie o di prendere per esempio le picche troppo leggere, data la mia mania sul peso. Ma quando azzecco lo zaino, è una goduria, e torno a casa davvero realizzato. Tutto quello che ho portato in gita mi è servito, e tutto quello che mi serviva, ce l’avevo.

Ma di fatto, cosa c’è nel mio zaino? Pala e Sonda, Occhiali, piccolo kit di pronto soccorso, nastro, acqua e frontale non mancano mai, davvero mai, aggiungici un bel panino, due barrette e l’attrezzatura tecnica e sei a cavallo…ah no sei a sciare.

Cambiano le stagioni ma non lo zaino

6. Attrezzatura tecnica

Che dire, cambia ovviamente in base all’itinerario prestabilito, ma siccome stiamo parlando di un ripido canale a nord delle Dolomiti, vi racconto cosa porterei con me. Come detto sopra, ricerco continuamente la leggerezza perché voglio raggiungere l’efficienza più assoluta. Efficienza è una parola che nel mio vocabolario la trovi in grassetto. È uno stile di vita, ce l’ho stampata in fronte e la ricerco in tutto. Se non è efficiente, per me, non ha senso.

Tornando a noi, per affrontare un ripido canale dolomitico servono sicuramente dei ramponi. Io utilizzo i Camp XLC Nanotech automatici, leggerissimi, ma davvero incazzati, le punte in acciaio permettono una progressione serena anche su ghiaccio più duro.

Immancabili sono anche una o due piccozze, a seconda della gita scelta. Io ho sempre con me la coppia delle nuovissime Camp Corsa Alpine a cui ho aggiunto il grilletto. Non sono di certo adatte al misto o al ghiaccio verticale, situazioni in cui purtroppo mi sono ritrovato ad usarle, ma pesano davvero poco, solo 240gr l’una e per lo scialpinismo sono davvero le migliori compagne di viaggio che vorreste avere con voi. Nei casi in cui potrebbero risultare poco tecniche, prendo le Cassin X-AllMountain, vere e proprie macchine da salita.

 

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‘Spiccozzate’ sulla parete Est del Mount Cook

E poi c’è l’imbrago, piccolo come un pugno, io ho sempre con me l’imbrago Salewa Ortles a cui aggancio un secchiello, due ghiere, due moschettoni leggeri, 3 cordini in kevlar (2x 60cm e 1x 120cm) e un coltello.

La corda. Qui vi prego di fare attenzione a quello che dico, io utilizzo un cordino in Kevlar Camp da 5.5 lungo 50mt, non è assolutamente adatto alla progressione, non lo uso mai, mai, mai per salire, ma solamente in caso di calate statiche e ancora meglio se appoggiate. In caso ci dovessero essere delle lunghezze da affrontare a tiri porto una corda da 30 o da 60mt, adatta alla progressione.

Non manca mai nello zaino una tavoletta di legno con cordino da utilizzare come corpo morto solo in caso di estrema necessità e, infine, porto sempre un paio di chiodi e un paio di nuts in caso fosse necessario costruire una sosta.

Ricordo nuovamente che questo è il mio personale set di attrezzatura e che varia moltissimo in base alle condizioni e all’itinerario da affrontare, non prendete quindi alla lettera l’attrezzatura indicata in questo paragrafo, ma informatevi sempre puntualmente sull’attrezzatura necessaria per affrontare l’avventura che avete in cantiere, sempre però cercando di essere più efficienti possibili!

7. Tenda

Il materiale da bivacco è quello che più mi affascina, è pesante ed ingombrante e per essere quindi efficienti bisogna davvero selezionare, da un’offerta infinita, i prodotti più adatti alle proprie esigenze. Non è facile e tanto meno economico, ma come ogni altra cosa descritta in questo articolo, col tempo si può davvero affinare la scelta.

Viaggio da quando sono adolescente e ho sempre ricercato l’avventura nei miei viaggi. Proprio durante un viaggio in Marocco abbiamo trovato lo stimolo per fondare Adventure Addicted. Sono sempre stato il tipo che: “Se non tocco con mano, ci credo solo a metà” e questo mi ha sempre spinto ad esplorare luoghi lontani, selvaggi e poco conosciuti. Questa mia caratteristica la si ritrova anche nella scelta della mia attrezzatura, infatti il primo Msr Reactor lo ho comprato solo rientrato dal Symphony on Skis Traverse in Nuova Zelanda, dove quotidianamente dovevamo sciogliere la neve per avere litri e litri d’acqua per bere, cucinare e lavarci… solo i denti, per intenderci.

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La prima vera tenda, Ferrino Trivor 2, l’ho presa solo dopo il Laugavegur Trail in Mtb, in Islanda, dove il vento mi ha devastato la mia tendina del Lidl il secondo giorno.

 

Si può dire che Adventure Addicted abbia messo alla prova questa tenda in ogni possibile ambiente

Il primo fornello multigas Msr Dragonfly l’ho comprato solo dopo aver mangiato, per 10 giorni, scatolette di tonno e fagioli alle Azzorre perchè non trovavamo le bombole adatte ai nostri fornelli. Insomma, si, ora ho l’attrezzatura adatta ai miei viaggi… ma quando si parte?

Sui sacchi a pelo poi, apriti cielo! Quanti modelli, quanti range di temperatura e quanta differenza di peso tra uno e l’altro, ancora non so a cosa sia effettivamente dovuta. Dovendo viaggiare leggero ho tre sacchi per tre diverse condizioni meteo: leggero Sea To Summit Spark SpI, per la mezza stagione e creste in alta quota dove peso e ingombro fanno la differenza utilizzo il Thermarest Hyperion 0 ed infine per le avventure più fredde non posso che non scegliere il Ferrino Lightec Duvet 1200.

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In conclusione, credo che sia fondamentale che ognuno di noi faccia le proprie esperienze per poter capire di cosa ha realmente bisogno, quali siano le proprie necessità e quale sia l’attrezzatura corretta per poter essere il più efficiente possibile.

Ragazzi, non è l’attrezzatura che renderà le vostre avventure indimenticabili, anzi, prendete e partite, andate, scoprite, senza preoccuparvi del fatto che il vostro fornello non sia il migliore o che non abbiate lo zaino della giusta dimensione. L’attrezzatura si affina col tempo e con un bel po’ di esperienza e quindi solo ed esclusivamente con la voglia e il desiderio di macinare chilometri, e per macinare chilometri bastano gambe e testa.

Pietro

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Adventure Addicted
Autore
Pietro Lamaro

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