Pensieri e montagne di casa

Lunedì 15 febbraio

Da poco mi sono trasferito da Milano a Roma, la mia città natale.

Per quanto Milano possa non essere la città ideale per gli amanti della natura, le Alpi si raggiungono in poco tempo e sono quindi la regola. La loro nostalgia si sta già facendo sentire, specialmente a causa dei racconti e del materiale fotografico degli amici che stanno vivendo giornate incredibili su queste montagne, quelle a me più care.

Decido quindi che è giunta l’ora di esplorare le montagne vicino a casa. Qui, eccetto qualche uscita sporadica durante gli ultimi anni di liceo, ho fatto davvero poche uscite e quasi nessuna di grande soddisfazione.

E’ appena passata una perturbazione e le condizioni sembrano buone. Comincio a sperare di riuscire a fare qualche curva di polvere sui vicini Appennini. Il problema è che, avendo vissuto i miei più intensi anni di sci a Milano, non conosco molti sciatori di Roma e dintorni.

Dopo qualche chiamata mi viene dato il numero di un ragazzo con la mia stessa malattia per la montagna, ci organizziamo senza fronzoli e ci diamo un appuntamento la mattina presto del giorno dopo. La meta prestabilita è il Terminillo, che con i suoi 2216 metri è la montagna più alta della Sabina, anche detta la ‘montagna di Roma’.  A maggior ragione per il fatto che riesco a scorgerla dalle finestre di casa, è inaccettabile non è esserci ancora mai stato.

terminillo da roma
Il Terminillo visto dal Gianicolo, Roma (fonte: https://www.flickr.com/photos/12265657@N04/)

Alle 7 in punto Michele è sotto casa mia con la sua panda verde.

Si capisce subito che, anche se è la prima volta che ci vediamo, io e Michele siamo sulla stessa lunghezza d’onda: abbiamo solo voglia di vivere una bella avventura e di passare una giornata in montagna.

Ancora una volta è davvero incredibile vedere quanto l’amore comune per la montagna possa unire due persone all’istante, come è accaduto anche a Pietro con Fillou.

Michele, al mio contrario, ha sciato spesso da queste parti e quindi batte traccia per raggiungere l’attacco del Canale Centrale, prescelto come itinerario di salita e discesa.

L’inizio del percorso è accompagnato da un bellissimo sole che ci fa ben sperare per il resto della giornata.  Tuttavia, appena arriviamo sotto al versante dove si trova l’imbocco del canale, il meteo muta rapidamente e ci ritroviamo dentro una nuvola con venti forti e visibilità pressoché nulla.

Tornare a casa con la coda fra le gambe sarebbe davvero una beffa, quindi decidiamo di aspettare un po’ sperando che il cielo si apra permettendoci di ripartire. Dopo un’oretta di attesa, passata a sgranocchiare cioccolato nel minimo riparo che ci siamo scavati nella neve, la nostra perseveranza viene premiata e le nuvole lasciano spazio ad un bellissimo cielo azzurro: non ci pensiamo un attimo e ci rimettiamo in marcia.

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Il Canale Centrale 

Raggiunta la base del canale ci rendiamo subito conto che la poca neve nuova che speravamo di trovare, era stata spazzata via dal vento, lasciando spazio solo a neve molto compatta e spesso ghiacciata.

E’ bastato un solo sguardo d’intesa per farci decidere di mettere comunque i ramponi, fissiamo gli sci sullo zaino e partiamo alla volta della vetta.

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Over the ridge

Dopo poco più di un’ora di salita su un manto nevoso a dir poco non ideale, raggiungiamo la cima.

Da qui si gode di uno spettacolo mozzafiato, poiché non vi sono altre montagne altrettanto alte nelle immediate vicinanze e quindi la vista può arrivare lontano. Peccato solo per delle velate nuvole basse che ci occultano la vista del mare… sarebbe davvero un’ emozione vedere da lì sopra i tratti di costa dove di solito vado a fare surf.

La vetta, sempre una soddisfazione

Leviamo le pelli, e dopo aver messo ramponi e picche nello zaino, siamo pronti a scendere.

La discesa del canale è accompagnata dagli ‘strilli’ delle nostre lamine sul ghiaccio e, ad essere del tutto sincero, non è piacevolissima.

Fortunatamente una volta usciti dal canale la neve migliora, concedendoci anche qualche bella curva di polvere in una valletta riparata dal vento.  Proseguiamo poi con una discesa su neve primaverile lungo uno dei boschi di faggi tipici degli Appennini.

Neve primaverile ed i boschi degli Appennini

Finita la discesa il sole splende ancora e ci concediamo un pranzo a base di salcicce in una bellissima radura del bosco; la temperatura è tanto mite da permetterci di prendere il sole in maglietta. Dopo una mezz’ora però le nuvole coprono il sole e così ci invitano gentilmente a tornare verso la macchina.

La soddisfazione per la giornata è altissima, nonostante le condizioni di neve non ideali. Sono emozionato per aver raggiunto la cima della ‘Montagna di Roma’ e contento di aver stretto una nuova amicizia, che sono certo continuerà ad essere alimentata da nuove avventure condivise.

Da poche parole nasce una profonda riflessione

Appena giunti alla macchina abbiamo incontrato uno sciatore del posto che ci ha redarguiti a prima vista, poiché ci aveva scambiato per delle altre persone che erano, a suo dire, in una zona molto pericolosa. Una volta chiarito l’equivoco abbiamo scambiato due chiacchere e ciò che emerso è qualcosa che mi ha fatto molto riflettere. Il signore, sulla cinquantina, infatti, era molto scocciato ed ha accennato al fatto che non vedeva l’ora che riaprissero gli impianti.

Dato il suo aspetto e la sua attrezzatura da alpinista non sono riuscito a trattenere una faccia ed un gesto di stupore, come a dire “ma che ti frega a te degli impianti”.

Lui ha colto al volo il mio dubbio e mi ha risposto:

“Io gli impianti mica li uso, ma così tutta quella gente che viene qui solo perché non ha di meglio da fare si leverebbe dai piedi”.

Altre due chiacchere e poi ognuno torna per la sua strada.

La ragione per cui la sua affermazione mi ha colpito è che anch’io ho provato lo stesso sentimento più volte quest’anno, vedendo persone che mai si sono interessate alla montagna prendere pelli, ciaspole o quant’altro perché: “tanto in città non si può neanche uscire”.

E’ inevitabile però chiedersi: è giusto pensare di avere un diritto prioritario sulla montagna rispetto a chi lo fa solo per moda o mancanza di alternative?

Per me la risposta a questa domanda è sì, ma è altrettanto vero che in ogni caso la montagna di chi la vive per opportunismo è diversa, e certamente di una bellezza inferiore, da quella di chi la vive per amore.

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“Non esistono proprie montagne, si sa, esistono però proprie esperienze. Sulle montagne possono salirci molti altri, ma nessuno potrà mai invadere le esperienze che sono e rimangono nostre.”

“Montagne di una Vita” di Walter Bonatti

Allo stesso tempo però è necessario fare una seconda considerazione: questa pandemia ha portato molta gente ad avvicinarsi all’outdoor anche in maniera autentica, d’altronde quando si viene chiusi in casa la voglia di evasione è qualcosa di innato in tutti gli uomini.

Questo personalmente penso che sia qualcosa di molto importante e positivo, soprattutto in un mondo stressante e frenetico come quello in cui viviamo adesso.

Ho avuto la possibilità di vedere amici, che prima d’ora mai avrebbero pensato di avvicinarsi all’alpinismo, iniziare a comprenderlo, avvicinarcisi con amore e rispetto. Ed è proprio quest’ultimo un fattore che porta ad una netta divisione.

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In montagna si va insieme, ma ognuno al suo passo

Chi come me, ha avuto la fortuna di essere guidato da persone esperte nei suoi primi passi nel mondo dell’alpinismo, sa bene che i primi valori che vengono trasmessi sono il rispetto e l’attenzione per l’ambiente circostante.

Allora mi permetto di dire: benvenuti tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla montagna, rispettarla ed amarla, imparando sempre qualcosa di nuovo su di essa e spostando ogni volta i propri limiti un pochino più in là, con la dovuta prudenza.

Sono certo che anche i monti saranno ben contenti di accogliere queste persone durante i loro primi passi e che col tempo le soddisfazioni non mancheranno.

D’altronde, Adventure Addicted nasce proprio con questa idea: permettere alla gente comune di vivere l’outdoor senza barriere ed anzi spingerla a farlo. L’unico requisito è, ed è sempre stato, l’amore per quello che si fa. Non la bravura, non il fisico o l’attrezzatura, ma solo una mentalità comune, una comune ricerca di emozioni… di avventura.

 

Gabriele

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