Una linea nella roccia: la Val Scura

Le montagne sono un’espressione della natura che si materializza in innumerevoli forme differenti. Ogni montagna ha le sue particolarità, un aspetto unico. Ognuna offre diverse opportunità, che spesso bisogna scovare con cura dopo una lunga osservazione o seguendo le orme di altri che prima di noi hanno deciso di affrontarla con sci, scarpette o ramponi.

Io sono principalmente uno sciatore quindi la cosa che più mi affascina è lo scovare una linea per la discesa. Chi pratica sci alpinismo sa quanto pensiero sia dedicato alla scelta di una linea. Prima la si individua scrutando la faccia della montagna, poi segue un processo di studio. Uno studio consiste nel capire le condizioni migliori per percorrerla, il materiale che sarà necessario, nell’ identificare punti di riferimento per permetterci di seguire con precisione la linea e molto altro. Questo studio diventa una vera propria arte del trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Una volta definito il tutto, ci si incomincia ad immaginare quella discesa per un’ infinità di volte.

Vi sono linee che occupano un posto speciale nel cuore di ognuno: quelle che hai visto tante volte e che hai immaginato di sciare un numero di volte ancora maggiore.

Voglio raccontarvi di una linea, un canale, che per anni ha occupato la mia mente, fino a quando, finalmente, sono riuscito a sciarla.

Sabato 7 Marzo 2020

In Italia il corona virus inizia a presentarsi come una minaccia concreta e non più solo come voci che arrivano dall’altra parte del mondo. Io e Giulio però abbiamo organizzato da tempo un week-end sulle nostre amate Dolomiti e quindi decidiamo di andare comunque.

Per chi ci segue sa come, per noi di Adventure Addicted, le Dolomiti siano le montagne di casa, quelle dove siamo cresciuti e che, forse più di tutte, fanno parte dei nostri ricordi più belli.

Queste montagne da un punto di vista sci-alpinistico sono spesso associate ad i loro couloirs: strette fessure che tagliano la roccia che le compone, la dolomia, offrendo delle linee estremamente logiche in un ambiente mozzafiato.

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Corvara ed il Sasshonger, (fonte: Pinterest)

Il Sasshonger è una montagna che con i suoi 2665 metri sovrasta Corvara e la Villa. La via che mi ossessionava è un canale che si trova proprio su questa montagna. Questa linea però non è un semplice canale, ma uno spettacolo della natura, una linea perfettamente dritta, scavata in profondità nella roccia per più di 800 mt di dislivello. Mi ha sempre affascinato pensare come sembri proprio che un gigante abbia tagliato la montagna con un enorme coltello, lasciandole questo segno profondo decine di metri. Questa discesa va sotto il nome di ‘La val Scura’. Questo nome solenne, che ben si intona con il suo aspetto, è dovuto al fatto che le pareti laterali del canale sono tanto alte da non permettere quasi mai al sole di raggiungerlo.

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La Val Scura in tutto il suo splendore (fonte)

Il motivo per cui ero entrato assolutamente in fissa con questa linea è che la si può scorgere da tanti dei posti in cui spesso vado a sciare. Aver sempre di fronte una linea, ma non averla mai sciata è una sensazione in qualche modo logorante che porta a stringere con essa una sorta di relazione unilaterale.

Tornando a noi, venerdì sera chiamo Simon, la guida che mi porta in montagna da quando ero solo un ragazzino, per discutere dell’itinerario per il giorno seguente. Dato che giovedì notte sono caduti una trentina di centimetri di neve ma il rischio valanghe sembra contenuto oso, per la prima volta, proporre io una gita.

“Simon, che dici, secondo te la Val Scura è in condizioni?”

Lui è al corrente della mia ossessione per questo canale e sa che in buona parte è dovuta ai suoi racconti.

“Non lo so Gabriele, faccio qualche chiamata”

Poco dopo mi richiama e mi dà l’ok, il cuore mi sobbalza un attimo in gola ed inizio già ad immaginare la discesa. Sono anni che condivido con Pietro la mia ammirazione per questa linea, quindi, sapendo che è a Cortina, non posso far altro che chiamarlo e dirgli di aggiungersi a noi, insieme alla sua ragazza, nonché AA girl, Caterina.

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Il team al completo

Il mattino dopo ci troviamo al parcheggio di Col Pradat, è sempre un grande piacere andare a sciare con Giulio e Pietro. Con loro ho condiviso le mie prime uscite di sci alpinismo ed ogni volta che andiamo a fare una gita insieme è un po’ come ripetere un rituale.

La giornata è stupenda, il sole risplende e non si vede neanche una nuvola all’orizzonte. La notte di giovedì ha messo giù un po’ di neve che sembra essere ancora in ottime condizioni sui pendii dove iniziamo la nostra salita: siamo già gasatissimi nell’ottica di sciare quel magnifico canale  con un po’ di polvere.

Saliamo a buon ritmo, Pietro e Simon aprono la strada: sono decisamente i più allenati e non mi dispiace concedergli qualche metro di vantaggio. La salita è bellissima, immersa in un paesaggio unico di quelli che solo le dolomiti possono regalare.

In posti come questo la fatica della salita è sovrastata dalla sua bellezza

Dopo 700 metri di dislivello arriviamo ad un ante-cima dove facciamo una breve pausa, qualche nuvola ha iniziato a farsi viva. Da qui godiamo di un panorama mozza fiato sul gruppo del Sella, ci mettiamo gli sci ai piedi e facciamo qualche bella curva di polvere per scendere fino a dove attaccheremo l’ultimo pezzo di salita. L’ultima sezione di salita è piuttosto breve (100 d+) ma sembra abbastanza ripida. Visto che abbiamo i ramponi nello zaino, io già iniziavo a tirarli fuori, ma no, Simon e Pietro sostengono che sia meglio salire con le pelli… chi sono io per dire di no?

Quindi attacchiamo questo ultimo pezzetto che dalla metà in poi inizia a farsi abbastanza impegnativo per chi, come me, non possiede una tecnica impeccabile nelle inversioni. Il tratto è anche esposto, fatto che per me rende le ultime battute della salita i momenti più adrenalinici della giornata.

L’ante-cima del Sasshonger (prime due foto) e l’inizio del tratto di pelli ‘adrenalinico’ (ultima foto)

Arrivati all’ imbocco del canale, Simon ci aspetta con delle salcicce violacee che sostiene essere il miglior cibo da montagna:

“In parete quando scaliamo anche due tre giorni solo di queste… ti danno una carica!”

Come sempre sono pieno di ammirazione per questa persona che ha un proficiency master in ‘Montagna’. Fra le risate ci accorgiamo che Giulio non è ancora arrivato, come da tradizione. Sta litigando con le pelli che si sono scollate dal sotto dei suoi sci (l’attacco dietro delle pelli serve, chi dice il contrario mente) e quindi arranca con la neve alla vita e gli sci in mano. Poco dopo giunge anche lui ma è rimasta solo mezza salsiccetta e quindi si lamenta, ma si sa, chi tardi arriva…

Da sopra il canale realizza perfettamente l’idea che ci eravamo fatti, un solco profondo fra le rocce, che va giù a perdita d’occhio. Il cielo purtroppo si è coperto, ma ormai ce ne frega poco o niente. L’unica cosa che ci interessa è che la neve sia buona.

Una linea che incarna i sogni di ogni sciatore

Chi sta ai piani alti però ha altri programmi: inspiegabilmente la neve è dura, anzi peggio, si è formato uno strato di ghiaccio sopra la polvere caduta da poco. Devo dire che dopo le prime curve sono un po’ demoralizzato, avevo già sciato nella mia mente tutta la discesa facendo curve veloci nella polvere e invece no, ‘not this time’, come direbbero gli inglesi. La discesa è comunque stupenda. Mi sento come se fossi incastonato nella roccia, una sensazione speciale, classica delle Dolomiti. Qualche angolo di neve buona si trova, ma sono davvero pochi. Per quanto io sia felice di sciare quell’infinito couloir, ho una vocina dentro che mi dice:

“Pazzesco Gab, però qui tocca che ci torniamo con la neve buona davvero”

Le prime curve della discesa

Eh sì, infatti già so’ che dovrò tornare, per trovarla nel suo abito migliore, che oggi è rimasto nell’armadio.

La neve non sarà stata il massimo, ma se mi giro, vedo due dei miei più cari amici e alla fine non mi frega neanche più niente della neve. La cosa bella di andare a sciare con amici di una vita è che la performance passa in secondo piano, anzi se qualcuno, io in primis, fa una bella caduta (senza farsi male ovviamente) è un’occasione in più per farsi un mare di risate.

La discesa immersa in uno scenario da brividi

La gita si conclude con una discesa su neve trasformata nei boschetti. Questa neve è davvero pesante e dà il colpo di grazia alle nostre gambe già provate dalla discesa sulla neve un po’ infame del canale. Quando arriviamo ad un rifugio e ordiniamo delle Weiss siamo stanchi e contenti, come sempre dopo una buona giornata. Un riconoscimento speciale va a Caterina che ha affrontato il suo più lungo e probabilmente anche più tosto canale, quindi un brindisi viene fatto a questa prima volta. Restiamo seduti al tavolo e ci godiamo quella sensazione di aver realizzato un desiderio che da tanto portavamo fra i nostri pensieri. Averlo fatto con gli amici di una vita ha un sapore speciale che stampa in faccia a tutti noi un grosso sorriso.

Dopo esserci salutati montiamo in macchina, io e Giulio con direzione San Vigilio e gli altri verso Cortina. So bene che ad una precisa curva della strada si scorgerà chiaramente la Val Scura nel suo splendore, quindi non perdo l’occasione e gli do un ultimo sguardo, con una grande soddisfazione nel cuore pensando: “Ma guarda te in che posto siamo scesi… che figata”

Tutto è concluso e siamo soddisfatti, ma nel profondo del cuore tengo una scomoda verità, infatti so bene che dovrò tornare da quella linea maestosa per poterla sciare come ho immaginato ormai un’ infinità di volte: col gas aperto e gli sci che fanno un solo un lieve rumore ovattato sulla polvere.

La cosa più incredibile è che il giorno seguente, abbiamo sciato solo ed esclusivamente una powder finissima, facendoci domandare come fosse possibile che il giorno precedente la neve fosse così rovinata. Allo stesso tempo questa giornata di polvere è stata l’ultima prima di una lunga quarantena nazionale, facendoci sentire davvero fortunati.

Gabriele

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